Quando si combatte l’omofobia lo si fa tutti i giorni

cos’è l’omofobia?

Non è una malattia, non è classificata clinicamente, per questo gli studiosi e gli esperti della salute mentale, preferiscono utilizzare la parola “omonegatività”: che sta a significare l’avversione ideologica o personale nei confronti delle persone LGBT in alcuni casi dovuta al timore di scoprirsi omosessuali. Si dice, e non pochi casi lo hanno dimostrato, che i primi omofobi sono gli omosessuali repressi.

Esattamente trent’anni fa, il 17 maggio 1990, l’Oms rimuoveva l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Da qui, la successiva indizione della Giornata Internazionale contro l’omofobia. Un importante risultato, ottenuto grazie all’azione del movimento LGBT di tutto il mondo.

 

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perché le persone non accettano l’omosessualità?

Spesso è proprio perché non conoscono questo “mondo”, non hanno contatti diretti con persone omosessuali, hanno un'idea sbagliata di cosa voglia dire essere omosessuale, perché se così fosse, ognuno imparerebbe (forse) a distinguere le cose. Prima di essere gay, lesbica, trans, bisessuale, pansessuale o gender fluid, piuttosto che di colore, bianco, biondo italiano o francese, siamo tutti esseri umani.
Dunque sentiamo il bisogno di fare un po’ di chiarezza.
Personalmente da omosessuali quali siamo, ci sembra davvero un po’ strano dover spiegare nel 2020 delle cose così ovvie, ma se può prevenire e soprattutto essere d’aiuto, siamo ben contenti di "spiegare come funzionano le cose”.

 

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Ci si nasce o ci si diventa?

L’omosessualità non è una scelta, quindi non si può cambiare. L’orientamento sessuale è il risultato dell'interazione di fattori biologici, genetici, ambientali e culturali.

Spesso il primo ostacolo per una gay è proprio la famiglia che lo ha messo al mondo, il cambiamento si avrà quando i genitori o futuri genitori, verranno educati e informati su cos’è l’omosessualità, o dell’eventualità di avere un figlio gay, una figlia lesbica, o un figlio che vorrebbe essere una figlia e viceversa.
Accettare l’omosessualità di un figlio o una figlia è ancora una sfida difficile da affrontare per molti genitori, che ancora credono che in una famiglia come la propria non possa esistere la diversità affettivo-sessuale. Molti genitori confessano, ad esempio, che “nessuno li aveva avvertiti della possibilità di avere un figlio gay o una figlia lesbica”.

Forse dovremmo ammettere che, venendo a conoscenza dell’omosessualità di una figlia o un figlio, più che rifiuto, ciò che ancora proviamo è paura: paura del diverso, paura di accogliere una nuova realtà, paura dell’opinione altrui, paura di dover cambiare le aspettative che avevamo su nostro figlio o nostra figlia, paura del rifiuto e dei maltrattamenti psichici e/o fisici a cui può andare incontro nella società, semplicemente paura….

 

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come si superano allora le paure?

La risposta è semplice: basta affrontarle!
La paura stessa è il peggiore dei bulli, ci intimidisce, ci blocca, ci impedisce di essere liberi, di vivere serenamente.
Allora ecco il vero nemico da combattere: la paura, l’ignoranza e la chiusura mentale, dobbiamo far sì che se ne parli, dobbiamo favorire la formazione sin dalle scuole dell’infanzia, abbiamo il dovere di insegnare ai nostri figli che essere diverso è una profonda ricchezza.
Dobbiamo impegnarci tutti per combattere i pregiudizi e le discriminazioni nei confronti delle persone LGBT che quotidianamente continuano a vivere nella paura e nell'insicurezza. 
E' una questione di diritti umani che riguarda tutti noi.
Combattere l'omotransfobia è segno di civiltà,
l'approvazione di una legge contro l'omotransfobia, già in discussione in Parlamento, è sempre più necessaria, tra le proposte di legge, la più completa, parte dal principio che l’omotransfobia non si sconfigge con le sanzioni, ma con una forte azione di prevenzione, di formazione, e soprattutto di tutela delle vittime.

Per concludere vorremmo che il messaggio che passasse sia quello che non c'è niente di rotto da riparare e ogni persona è bella per quello che è, e bisogna aiutarla a volersi bene per questo, e fare crescere la sua autostima.

Dopotutto pensaci bene, se io sono gay a te cosa cambia?

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