Gay Pride ai tempi del Coronavirus e il lessico dell'omofobia

In fondo è cultura anche questa, sapere quali sono state le origini del Gay Pride, che è stato la reazione pacifica ad atti omofobici.
Quest'anno, causa Covid, le parate del gay pride non potranno essere effettuate purtroppo, ma la comunità LGBTQ, ha pensato a numerosi eventi ed iniziative on line su tutti i social alle quali potrà unirsi chi vuole.

 

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Gay Pride

 

Cos’è un Gay Pride?

Si tratta di un evento che celebra l’orgoglio gay, tra sfilate e festival, per migliorare la visibilità, l’accettazione e le tutele legali per le persone LGBTQ che vivono in quelle comunità. Mentre l’obiettivo del giorno dell’orgoglio è iniziato con una natura politica, molte città in tutto il mondo hanno un’accettazione così ampia che molti eventi sono diventati semplicemente una celebrazione di orgoglio per la comunità LGBTQ locale. A seconda del paese o della città in cui si svolge l’evento, le marce e le parate fanno spesso campagne per il riconoscimento e l’accettazione del matrimonio omosessuale, delle tutele legali per coppie e famiglie, delle leggi contro la discriminazione o dei diritti di trasmissione. Sebbene ci siano ancora ostacoli nel raggiungere la piena accettazione e protezione per la comunità LGBTQ, i progressi compiuti negli ultimi decenni sono stati significativi.

Il Gay Pride ai tempi del Coronavirus


Quest'anno si celebrano i 51 anni dalle rivolte di Stonewall: il 28 giugno 1969, i primi moti di ribellione della comunità LGBT contro le retate della polizia. Ecco il motivo per cui il gay pride si celebra proprio nel mese di giugno in memoria di questa sommossa che segnò l'inizio del cambiamento della nostra comunità, purtroppo però, quest'anno data l'emergenza Covid, le manifestazioni saranno sospese e sarà possibile partecipare alle iniziative e gli eventi organizzati solo online o tramite social.

I moti di Stonewall

moti di Stonewall, chiamati anche nel loro insieme dal movimento gay amerivano rivolta di Stonewall, furono una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York. Il primo scontro avvenne la notte del 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20, quando la polizia irruppe nel Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street nel Greenwich village, un quartiere del distretto di Manhattan a New York.

Viene generalmente considerato simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBT" o "Gay Pride". Simbolo dei moti di Stonewall è diventata la donna transessuale Sylvia Rivera, che si vuole abbia cominciato la protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto.

L'origine della parola Gay

 

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La radice di questa parola è quella dell'antico occitano gai: "allegro", "gaio", "che dà gioia", come "lo gai saber", "la gaia scienza", che per i trovatori è la scienza d'Amore, che attraverso il francese passò in inglese come gay. In questa lingua la parola acquisì nel Settecento il senso di "dissoluto", "anticonformista" come un "allegro compare".

Il significato peggiorò nell'Ottocento, fino a voler dire "lussurioso", "depravato". Ecco perché, nell'Inghilterra dell'Ottocento, una gay woman era "una donnina allegra" cioè una prostituta, mentre una gay house, letteralmente "casa allegra", era un bordello. L'associazione con la parola omosessuale, in questa fase, non era ancora presente.

La connotazione dell'omosessualità si ha solo nell'inglese parlato negli USA, prima del 1920, anno dal quale iniziano a moltiplicarsi le attestazioni dell'uso del termine gay col significato di omosessuale riferito ai soli uomini, e non senza un beffardo parallelo con la gay woman, nel gergo della sottocultura statunitense, in cui oggi viene usato anche il sinonimo faggot, considerato però come un insulto molto volgare.
Il "grande salto" nell'uso di questo termine avvenne comunque solo nel 1969, con la nascita negli USA del nuovo movimento di liberazione omosessuale.
I nuovi militanti rifiutarono i termini usati fin lì, come omosessuale e soprattutto omofilo. Non volendo più essere definiti con le parole usate dagli eterosessuali, spesso ingiuriose, la comunità omosessuale scelse di auto-definirsi, come già avevano fatto i neri, che avevano rifiutato nigger preferendogli black, usando un termine del loro stesso gergo, cioè appunto gay. Era nato il Gay Liberation Front (GLF).
Sull'esempio americano, gay si diffuse nel mondo ovunque esistesse un movimento di liberazione omosessuale.

Dal significato originario di "omosessuale orgoglioso e militante", contrapposto all'"omosessuale" vecchio stile, oggi gay è passato a indicare semplicemente la persona omosessuale in quanto tale, indipendentemente dalle sue idee politiche.

Negli Stati Uniti s'America il termine gay è stato utilizzato anche quale acronimo delle parole Good AYou ("buono/valido quanto te").

L'origine della parola Omosessuale

Il termine omosessualità è la traduzione italiana della parola tedesca Homosexualität, creata fondendo il greco omoios "simile" e il latino sexus "sesso", dalla quale sono derivate le traduzioni in tutte le altre lingue. Fu coniato nel 1869 dal letterato ungherese di lingua tedesca Karl-Maria Kertbeny (1824-1882) che lo usò in un pamphlet anonimo contro l'introduzione da parte del Ministero della Giustizia prussiano di una legge per la punizione di atti sessuali fra due persone di sesso maschile. Sempre Kertbeny coniò i termini di Normalsexualität,"normosessualità" e Doppelsexualität "bisessualità". Solo negli anni venti si farà strada il termine eterosessuale.

Nel corso degli anni il termine "omosessualità" ha assunto connotati sempre più neutri. Negli anni cinquanta e sessanta una parte del movimento di liberazione omosessuale ha cercato di allontanare l'attenzione dal concetto di "sessualità", contenuto in questa parola, sostituendola con omofilia (dal greco omoios e filìa "affetto fraterno"). "Omofilia" è però caduto in disuso. Con lo stesso intento di ricondurre l'attenzione all'ambito dei sentimenti più che a quello della sessualità negli ultimi anni è stato introdotta anche l'espressione "omoaffettività".

In particolare la parola omosessualità ha sostituito, secondo le intenzioni del suo creatore, termini usati nel passato come l'antico "sodomia" o "sodomiti", il cinquecentesco "vitio nefando", "inversione sessuale" e altri che avevano connotazioni moralmente negative o indicavano deviazioni patologiche della sfera sessuale, invertiti o pervertiti. Ha inoltre dato al linguaggio corrente un'alternativa ai termini dialettali, culattoni e recchioni, che hanno sempre in sé un significato denigratorio o spregiativo.

La nascita del movimento di liberazione omosessuale ha imposto in tutto il mondo il termine nato dal gergo omosessuale statunitense gay, inizialmente usato soprattutto per gli uomini omosessuali, ma da qualche anno usato frequentemente anche per parlare di donne lesbiche. In origine letteralmente "gaio", ma con connotazioni sessuali.
Un'ala del movimento di liberazione omosessuale o "movimento LGBT", si autodefinisce inoltre Queer.
Nel caso di omosessualità fra donne si parla di lesbismo. Il termine deriva dall'isola di Lesbo, che fu patria della poetessa Saffo.

L'origine della parola Qeer

 

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"Queer" è un termine generico utilizzato per indicare le minoranze sessuali e di genere che non sono eterosessuali o non sono cisgender.
È un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava "eccentrico", "insolito". Il termine sembra essere connesso col tedesco "quer" che significa "di traverso, diagonalmente".
L'uso del termine nel corso del ventesimo secolo ha subìto diversi e profondi cambiamenti e il suo uso è tuttora controverso, assumendo diversi significati all'interno di diverse comunità.
In italiano si usa per indicare quelle persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale o cisgender: si potrebbe dire adatto a definire, gay omosessuali, lesbiche, pansessuali, bisessuali, asessuali, transessuali, transgender e/o intersessuali. Non è però un sinonimo di LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali Transgender). Il termine queer nasce anche, e soprattutto, in contrapposizione agli stereotipi diffusisi nell'ambiente gay.
Il termine "queer" è stato riconosciuto dalla comunità LGBT e fa per tanto parte dell'acronimo, insieme ad altre definizioni, nell'acronimo della comunità LGBTQ+

Le origini delle parole usate come insulti omofobi, il lessico dell'omofobia.

 

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Il lessico dell'omofobia è l'insieme di termini utilizzati per indicare in modi denigratori e offensivi le persone omosessuali.

I termini più comunemente utilizzati nella lingua italiana per indicare il maschio omosessuale spesso con accezione dispregiativa sono frocio, ricchione e finocchio. Tradotti negli inglesi faggot e fag, nello spagnolo maricón, nel francese pédé e nel turco ibne.

Nello slang LGBT viene invece utilizzato in maniera molto più benevola e amichevole al femminile o come vezzeggiativo, diventando quindi frocia, frocetto, frocellina o fròcia persa.

L'uso libero e disinvolto di tali parole è da considerare non politicamente corretto, la parola omosessuale è l'unica (prima di gay), fra tutte quelle indicanti la persone attratte fisicamente da membri del proprio stesso sesso, a non essere nata con intenti offensivi o denigratori.

1. Frocio

Insieme ad altre molteplici varianti, la parola Frocio va a comporre il lessico dispregiativo con cui sono nominate e interpellate nel linguaggio comune le persone omosessuali, in particolare gli uomini gay.

Le ipotesi sull’etimologia della parola frocio sono molteplici, il termine proviene dal dialetto romanesco, un’ipotesi è infatti che derivi da français, francese, attraverso lo storpiamento romanesco fronscè, e che si sia diffuso come dispregiativo rivolto all’invasore straniero al tempo della discesa delle truppe napoleoniche a Roma all’inizio dell’Ottocento. Il significato di frocio comincia poi a slittare verso il significato negativo più generale di uomo spregevole, a prescindere dalla nazionalità, e attraverso questo a quello di omosessuale.

Altre ipotesi rimandano al tedesco frostch, ranocchio, usato come appellativo offensivo. Oppure alla parola feroce, riferito ad altre truppe straniere, quelle dei Lanzichenecchi di cui la popolazione subì le violenze efferate durante il sacco di Roma del 1527: la memoria degli stupri di massa compiuti su donne e su uomini avrebbe favorito lo scivolamento del significato dalla ferocia all’orientamento sessuale. 

2. Finocchio

Sull'etimologia di finocchio esiste invece la suggestiva ipotesi suggerente il fatto che possa derivare dall'epoca in cui operava la Santa inquisizione nello Stato pontificio, quando i semi di finocchio sarebbero stati gettati sugli omosessuali che stavano bruciando dopo esser stati condannati alla pena di morte sul rogo, al fine di mitigare la puzza di carne bruciata. Non vi è però alcuna prova oggettivamente documentata che questo sia effettivamente il significato autentico.

Altre fonti ipotizzano che derivi dal fatto che il finocchio selvatico veniva usato come ripiego per aromatizzare i cibi quando non si avevano i soldi per comprare le spezie provenienti dall'oriente le quali essendo molto ricercate e pregiate erano molto costose. Ecco, quindi, che "finocchio", se riferito a una persona, è qualcuno che vale davvero ben poco, un uomo che non è uomo.

Altri invece ipotizzano che la voce non vada direttamente connessa al vegetale, bensì all'omonima maschera popolare della commedia dell'arte che incarnava il servo sciocco e al contempo astuto, dai modi vagamente effeminati; i pareri rimangono in ogni caso discordanti. Vi è anche l'ipotesi che riconduce l'uso equivoco al modo di dire popolare "Metter il finocchio tra le mele", il metter insieme due cose le quali pur differenti vengono perfettamente ad accordarsi.

3. Checca

Per quanto riguarda checca, diminutivo del nome Francesca (o "chicca", al maschile "checco") viene a indicare essenzialmente un uomo molto effeminato; è questo il termine che più sta, nel gergo gay, alla base di espressioni composte (tra le più note: checca fatua, fracica, isterica, manifesta, marcia, onnivora, pazza, persa, sfatta o sfranta, storica, velata).

Dal termine vezzeggiativo del nome Francesca il termine avrebbe assunto senso equivoco probabilmente in conseguenza dell'abitudine di alcuni omosessuali di farsi chiamare con nomi femminili. In letteratura, tra i contemporanei è usato da Pasolini, Arbasino, Tondelli e Busi. Nomi alternativi sono il diminutivo "checchina" o l'accrescitivo "checcona", mentre la checcaggine è il modo di fare caratteristico della checca; la checcata è invece un'effusione di carattere omosessuale, il "checchismo" sarebbe l'ideologia delle checche.

4. Recchione

Voce di area meridionale, anche questa di origini controverse. Su "recchione" (o ricchione) c'è la teoria che il toccarsi il lobo dell'orecchio tirandolo verso il basso (facendolo diventare quindi un o-recchione) come un segno di riconoscimento della persona omosessuale quando voleva far sapere d'esser disposto a un incontro sessuale.

Un'altra ipotesi considera la voce come orecchione, avrebbe assunto il valore figurativo di persona dalla scarsa virilità; con allusione alla parotite epidemica, una malattia infettiva dell'infanzia comunemente nota proprio come "orecchioni".
Se contratta in età adulta può aver la complicazione dell'infiammazione testicolare che può talvolta produrre la sterilità.

5. Culattone

Derivante dalla parola culo, questa parola è in uso quasi esclusivamente a settentrione, e non ha bisogno di molte spiegazioni, sta ad indicare un uomo che usa molto il "culo" a scopi sessuali.

6. Bardassa

Termine oramai desueto, dopo esser stato ampiamente familiare e comune fino all’800, quando definiva normalmente l’omosessuale passivo o il prostituto. Il termine deriva dall’arabo “bardag”, ovvero “schiavo giovinetto”, che a sua volta proviene dal persiano “hardah”, “schiavo” appunto. Il corrispondente francese cinquecentesco “bardaches” passò presto ad indicare quegli sciamani appartenenti alle tribù dei nativi americani che praticavano il travestitismo (crossdressing), le persone cioè possedute dai “due spiriti”.

7. Invertito

Questo è un termine per così dire “artificiale”, quello che i linguisti chiamano un “calco”. Nato nel 1878 nell’articolo per iniziativa di Arrigo Tamassìa, che cercava un corrispondente adeguato del tedesco “Conträrsexuale” (tradotto poco elegantemente da qualcuno come “sessual-contrario” o “contrarsessuale”). Gli scienziati della fine dello scorso secolo, ritenevano infatti che l’omosessualità fosse una condizione in cui nell’organismo di un determinato sesso si osserva un “atteggiamento tipico dell’altro sesso”, ovvero, per l’appunto, invertito.

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